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La mala educación online

La mala educación online
Lunedì, 15 Aprile 2013
All’inizio fu la netiquette, un insieme di criteri, dettati dal buon senso, che facilitavano il dialogo online, minimizzando il sorgere delle inevitabili incomprensioni, sia in aree collettive di dialogo che nelle comunicazioni private. La prima versione di queste indicazioni fu definita nei newsgroup Usenet molto prima che nascesse Internet; potete leggere la netiquette del 1995 e vi renderete conto che rimane ancora valida nella sostanza, anche se nel frattempo si sono moltiplicate le occasioni e i luoghi virtuali di discussione, primi tra tutti i social network.

Uno studio di VitalSmarts, condotto per tre settimane nel febbraio 2013 e pubblicato recentemente, mette in luce due fenomeni che riguardano le buone maniere 2.0, strettamente correlati. Da una parte un trend di crescita della "maleducazione online", dall’altra le sue devastanti ricadute sulle amicizie reali: due persone su cinque ammettono di aver troncato i contatti con un’altra persona dopo un alterco virtuale, mentre una su cinque riporta di aver ridotto i contatti reali con una persona dopo un bisticcio online. Joseph Grenny, che ha condotto lo studio, afferma che il 19% delle persone ha bloccato, tolto l’amicizia o fermato la ricezione di aggiornamenti di qualcuno dopo una discussione.

Grenny commenta lo studio dicendo che la tecnologia, con i suoi progressi, ha spostato una proporzione significativa delle relazioni dal reale al virtuale, senza però che ci sia stato un parallelo aggiornamento delle buone maniere. Uno degli esempi citati nello studio riguarda un giocatore di football inglese, Joey Barton, nella squadra dell’ Olympique de Marseille, richiamato dalla commissione etica della federazione francese di calcio per aver definito, su Twitter, Thiago Silva una femminuccia sovrappeso.

Insulti su Twitter Joey Barton

Non solo i vip ci cadono, naturalmente: hanno solo la fortuna di essere sempre sotto i riflettori. Le tensioni lavorative, l’antipatia per un collega o il sentirsi perseguitati da un superiore trasformano molte persone normali in draghi sputafuoco sul web: lamentele o pesanti prese in giro, con tanto di nome e cognome dei diretti interessati. Questo accade sia sui forum in cui si parla di lavoro sia, per esempio, nei gruppi su Facebook, come lo screenshot che vedete qui sotto, tratto dalla pagina di un gruppo di giovani studenti di una scuola professionale.

Grenny conclude affermando che sembra che le persone siano consapevoli che certi temi non andrebbero affrontati sui social network, ma anche che pare che, per molti, sfogarsi pigiando le lettere di una tastiera sia molto più allettante e soddisfacente rispetto ad affrontare di petto le questioni dal vivo. Certamente più facile.

Cosa rischia chi insulta online qualcuno? Caso per caso, se la vittima sporge denuncia si può arrivare anche al reato di diffamazione o ingiuria.

C'è anche chi pianifica attentamente la sua maleducazione online: il fenomeno del trollaggio, d’altra parte, è antico come internet. Cosa si intende per troll? Un utente che cerca di far perdere la pazienza agli altri durante una discussione su un forum, per esempio, oppure tra i commenti di un articolo o di un post su un blog. L’obiettivo di un troll è scaldare gli animi, scrivendo frasi provocatorie o senza senso, scatenando magari una flame war, una sorta di rissa virtuale. Le motivazioni profonde per cui un troll dovrebbe perdere tempo a infastidire gli utenti di uno spazio virtuale vanno dal disagio psichico fino alla strategia di marketing. Potete leggere la storia di uno dei troll più famosi d’America, Michael Brutsch, aka Violentacrez.

Recentemente, anche Marco Travaglio ha scritto un post esasperato contro la maleducazione e il trollaggio.

 

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