COMUNICAZIONE

Gli spot contro l'Aids

Gli spot contro l'Aids
Martedì, 11 Dicembre 2012

Nei primissimi anni ’90 una pubblicità progresso molto forte, in televisione, terrorizzava gli spettatori: Aids, se lo conosci lo eviti. Se lo conosci non ti uccide. Ricordate? Le persone infette erano profilate con il colore fuxia, su sfondo bianco e nero; in 47 secondi lo spot mostrava efficacemente quanto il contagio fosse velocissimo e subdolo.

A dicembre 2012 i dati mostrano che in Italia, in dieci anni, i contagi sono diminuiti e le cure sono molto più efficaci.  Eppure, se negli anni ’90 di questo argomento si discuteva eccome, oggi quella che sta calando in modo preoccupante è l’attenzione dell’opinione pubblica: oggi di Aids si parla molto meno, sia nelle scuole che in televisione, e questa mancanza d’informazione potrebbe preparare il terreno ad una nefasta inversione di tendenza.

Vediamo uno spot sociale firmato Lila (lega italiana per la lotta contro l'Aids) Piemonte risalente al 2009. 



Una coppia si scambia effusioni spinte e l'uso del preservativo diventa un gesto d'amore come altri. Non ci sono più bugie, mariti che tradiscono, drogati; non c'è più una peste silenziosa che attacca le persone senza lasciargli via di scampo. O meglio, c'è: ma il focus è sulla protezione, sugli elementi positivi, non sulla minaccia. 

Se gli spot sulla prevenzione diretti agli italiani oggi difficilmente passano in televisione a tutte le ore del giorno e della notte, sul fronte degli aiuti ai Paesi più poveri pochi giorni fa è uscita la nuova campagna multi-testimonial Cesvi per la lotta a questa malattia in Africa: Fermiamo l’AIDS sul nascere, che ha visto Lella Costa, Cristina Parodi, Alessio Boni, Claudio Bisio e il Trio Medusa impegnarsi in piccoli sketch per ricordare che l’Aids è ancora un nemico da sconfiggere.

In 30 secondi i cinque si passano un esagono arancione, simbolo del Cesvi, come testimoni in una staffetta sportiva. L’esagono mette a fuoco dettagli di fotografie che immortalano mamme e bambini africani salvati dagli aiuti della fondazione, dopodichè lo spot si conclude con l’invito a contribuire ancora, perché altre persone possano salvarsi.
Il passaggio dell’esagono da una mano all’altro simboleggia bene l’idea che si possa, tutti insieme, fare qualcosa di grande. 

Anche questo spot, anziché concentrarsi sulla sofferenza di madri e bambini malati, sceglie di comunicare positività e voglia di fare: si parla soprattutto di cure, di vita che continua o di neonati salvati dal virus delle proprie madri grazie ai contributi e alle donazioni.

Questo brevissimo excursus nel mondo delle cosiddette pubblicità progresso contro l'Aids come specchio anche di tempi che cambiano: negli anni '90 una diagnosi di sieropositività era una sorta di condanna a morte, oggi le cure sono migliorate tantissimo e questo si riflette anche sul tono della comunicazione sociale. 

 

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