COMUNICAZIONE

Breve storia della pubblicità delle sigarette

Breve storia della pubblicità delle sigarette
Giovedì, 22 Novembre 2012
Sembra incredibile, ma per buona parte del secolo scorso la pubblicità delle sigarette campeggiava sulle riviste e lungo le strade, invitando lettori e passanti a provare il gusto tostato di un tabacco o testare le sue proprietà antistress. Il divieto di fare pubblicità al tabacco in Italia arrivò nel 1962: fu solo il primo passo di una lunga serie di provvedimenti mirati a limitarne l'uso il più possibile.

Piano piano nel nostro Paese iniziò la guerra al fumo, con campagne di sensibilizzazione, tasse sempre più alte per disincentivare l'acquisto e, dal 2001, l'obbligo per i produttori di apporre minacciosi avvertimenti sugli articoli che contenevano tabacco. Il 10 gennaio 2005 entrò in vigore la legge antifumo, che proibì di fumare dentro locali pubblici al chiuso, se non dotati di apposita sala dedicata. 

Ripercorriamo in breve l'affascinante storia delle pubblicità del tabacco negli Stati Uniti: il primo annuncio di cui si ha notizia risale al 1789 e fu pubblicato sul New York Daily Paper.

In quegli anni, negli Stati Uniti, fumare tabacco era frequente nelle grandi città ma non nelle campagne; così, lgli annunci pubblicitari comparivano esclusivamente sui quotidiani delle metropoli. Fu solo nel 1868 che la Bull Durham lanciò una campagna su tutto il territorio statunitense.
Da fine Ottocento, per un secolo, le aziende del tabacco agirono indisturbate pubblicizzando i loro prodotti come ogni altra impresa. Alcuni annunci, visti oggi, risultano quasi grotteschi, come quella sopra, in cui si sosteneva che la maggior parte dei medici preferiva fumare Camel.
 
Altri facevano leva sul fascino del fumatore che incanta tutte le donzelle:
E, per piacere al fascinoso fumatore, si poteva rimanere in linea fumando!

Questo periodo di assoluta libertà iniziò a volgere al termine: nel 1941 in Germania si vietò di affermare che il fumo fosse innocuo, si vietarono cartelloni pubblicitari, annunci con altoparlanti e via posta. Negli Stati Uniti il 1964 fu l'anno in cui fu rilasciato il Surgeon general's advisory commitee report on smoking and health, in cui si affermava sostanzialmente che fumare aumentava la possibilità di sviluppare il cancro. Fu emanata una legge che imponeva le diciture di avviso sui pacchetti e vietava di fare pubblicità al fumo.

Tutto finito? Ovviamente no. Le multinazionali trovarono il modo di aggirare l'ostacolo, continuando a promuovere i loro prodotti in modo alternativo: iniziando a firmare abbigliamento, per esempio, oppure sponsorizzando manifestazioni sportive (come accade oggi con la Formula 1).

In più, negli ultimi anni, per il lancio di nuovi prodotti si ricorre ad un escamotage che coinvolge giovani promoter, mandati nelle zone della movida di molte città per proporre ai ragazzi un baratto: in cambio di un pacchetto di sigarette (anche semi vuoto) e rispondendo a un piccolo sondaggio è possibile ricevere in regalo un pacchetto di sigarette nuovo di zecca, da provare. 
C'è anche questo interessante articolo sulle pubblicità subliminali delle grandi aziende del tabacco.

Voi che ne pensate? È giusto proibire la pubblicità del tabacco?
 
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